Il Grand Tour

I viaggi in Italia dei figli dell’aristocrazia europea del XVII-XVIII secolo non potevano prescindere da una lunga tappa a Roma, dove i giovani si recavano per visitare le rovine del passato e acquistare opere d’arte e d’antiquariato.

Preziose testimonianze di questo periodo provengono dagli appunti del viaggio che molti degli eruditi e studiosi di passaggio sulla Via Appia Antica nel corso del loro Grand Tour decisero di intraprendere per ricalcare le orme di Orazio e rifare il tragitto che il poeta compì nel 38 a.C. con Mecenate e Cocceo lungo la strada per imbarcarsi a Brindisi alla volta di Atene (Hor., Sat.,I, 5). Grazie alle loro descrizioni delle rovine che costeggiavano la strada, in molti casi è stato possibile aggiungere importanti tasselli alla definizione dell’aspetto originario di questi monumenti. Un esempio fra tutti è quello di Sir Richard Colt Hoare, un colto latinista e archeologo inglese che il 31 ottobre 1789 intraprese il viaggio lungo la regina viarum seguito dal pittore Carlo Labruzzi, incaricato di disegnare per lui i monumenti che avrebbero incontrato. Labruzzi eseguì 226 disegni, riproducendo fedelmente ciò che vedeva e lasciandoci il ricordo di una campagna popolata di contadini che lavoravano nei pressi dei ruderi senza curarsi del loro valore storico e artistico o che si riposavano all’ombra delle mura in rovina di un mausoleo.