«Pratiche di condono sull’Appia Antica. Italia Nostra: Verifiche sugli ultimi 15 anni»

di Maria Rosaria Spadaccino,
Corriere della Sera, 18 febbraio 2013.

Aumenta l’attenzione sull’Appia Antica per il problema che maggiormente l’affligge: la violazione del territorio. Dopo la firma dell’accordo operativo, di qualche giorno fa come anticipato dal Corriere, tra le soprintendenze archeologica ed architettonica e l’assessorato all’urbanistica, per una regolamentazione più rigorosa sulle richieste di condoni edilizi. Ora scende in campo anche Italia Nostra. L’associazione chiede in sostanza di visionare tutte le pratiche del passato che abbiano già ricevuto la sanatoria, ovvero vuole capire se tutti gli abusi sanati abbiano il parere vincolante delle soprintendenze archeologica e architettonica.
«Abbiamo formulato una richiesta di controllo interno delle pratiche di condono dal ’97 ad oggi – spiega l’avvocato Emanuele Montini, legale dell’associazione – che secondo i nostri studi per l’Appia antica dovrebbero essere circa mille, di cui ipotizziamo che almeno la metà, se non addirittura 600, possano essere mancanti del parere vincolante della soprintendenza speciale ai beni archeologici. Se così fosse sarebbe necessario chiedere il nulla osta dell’ufficio in questione, altrimenti quelle pratiche potrebbero essere annullate».
La questione è complessa, merita di essere riassunta. Da anni la soprintendenza speciale ai beni archeologici, per voce dei funzionari responsabili, denuncia l’abusivismo edilizio che impedisce di esercitare la tutela del patrimonio archeologico. Qualche giorno fa il Comune ha deciso di rendere più rigoroso il controllo sulle richieste di condono edilizio ancora da esaminare, chiedendo ai due uffici del Mibac di dare il parere entro 60 giorni, «vogliamo invertire definitivamente una tendenza all’illegalità in un territorio altamente tutelato», ha detto l’assessore all’Urbanistica Marco Corsini.
«La verità è che in questi anni lo scempio dell’Appia Antica è stato possibile anche grazie alle diverse modalità d’atteggiamento tenuto dalla due soprintendenze, non c’è stata omogeneità – spiega Annalisa Cipriani, responsabile romana di Italia Nostra – la maggiore tutela del territorio è stata sempre esercitata dall’archeologica, meno dall’altra. Noi speriamo che questo nuovo accordo operativo segni il cambio di passo, per armonizzare una volta per tutte gli interessi dei residenti con quelli della tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico».