«Appia prigioniera degli abusi»

di Carlo Alberto Bucci,
la Repubblica, ed. Roma, 4 settembre 2009.

All’aria il grosso parcheggio costruito illegalmente due anni fa nella villa sull’Appia antica che fu di Silvana Mangano. Giù la tettoia abusiva installata in cima a un grande bar. In polvere anche l’ampliamento costruito addosso al salone, la piscina in cemento armato, la strada scavata nel verde: tre scempi in altrettante ville che si trovano nell’area più vincolata e più martoriata d’Italia. Ossia la Regina viarum: 3.500 ettari di natura, templi, tombe romane; e ben 2.500 abusi edilizi. Ora però sono una quindicina le demolizioni che, eliminati tutti i possibili riscorsi, a partire da oggi saranno eseguite lungo il tracciato dell’Appia antica, accanto a quello della Nuova, su via dell’Almone o sull’Ardeatina.
Sono circa 50 però le pratiche di demolizione in via di completamento, in una campagna di salvaguardia e ripristino mai vista prima tra le bellezze antiche salvate grazie ad Antonio Cederna. Nella lista ci sono anche intere case o piscine dentro lussuosi centri sportivi. Ma quando Andrea Catarci, l’uomo di Sinistra e libertà che guida l’XI municipio, su cui si trova la maggior parte del parco archeologico, ha chiesto all’assessore comunale all’Urbanistica, Marco Corsini, i fondi per le demolizioni, si è sentito rispondere (il 24 luglio): «Si tratta di fatti di trascurabile importanza».
Certo, niente ecomostri tipo Punta Perotti o Fuenti. Ma in questa zona senza autorizzazione non si può montare neanche un gazebo. E chi lo fa ugualmente, spera sempre che dalla tela e dal legno, grazie a condoni o “piani casa”, si possa passare poi a mattoni, putrelle, cemento.
«Le “piccole” demolizioni, come balconi o tettoie, sono le più difficili» rivela Massimo Miglio, a capo della squadra antiabusivismo regionale che è stata chiamata in causa dall’XI municipio dopo il «no» del Campidoglio. Ma la Regione Lazio ha ora coinvolto nel team anche la Soprintendenza. E oggi ci saranno anche gli archeologi dello Stato a seguire i primi abbattimenti.
«Non è fatto di sole demolizioni il nostro piano» spiega Catarci, illustrando il “Progetto di salvaguardia della legalità e della qualità ambientale nel Parco regionale dell’Appia antica e delle zone limitrofe comprese nell’XI municipio”. «Ma di controllo e tutela di un territorio che, grazie alle sue bellezze, deve diventare anche una ricchezza economica». Per il suo vice, Alberto Attanasio, assessore pd all’Urbanistica, «le demolizioni, più che le condanne, hanno una grande efficacia come deterrente». Alcune volte, però, la scoperta del capannone o dell’ampliamento arriva quando l’abuso è già costruito. «In questi casi – sottolinea Miglio – si può applicare l’articolo 31 del testo unico che prevede l’acquisizione del fabbricato e fino a dieci volte la superficie del suo sedime».