Il cantiere continuo dell’Appia, la cura del patrimonio archeologico – L’acquedotto dei Quintili

L’acquedotto dei Quintili si sviluppa con circa 120 arcate a tutto sesto sulla destra della via Appia Nuova, all’altezza del Casale di Tor di Mezza Via; snodandosi per circa 700 metri, raggiunge l’area di Torre Selce al VII miglio dell’Appia Antica, dove, da un castellum aquae di ridistribuzione, si diramava il condotto sotterraneo di alimentazione della Villa omonima, situata un paio di miglia prima. Costituiva probabilmente una diramazione dell’acquedotto dell’Anio Novus che già sfruttava le imponenti strutture del Claudio, ma poteva trarre alimentazione direttamente dalla grande piscina limaria al VII miglio della via Latina, nella zona dell’attuale Ippodromo delle Capannelle.

L’acquedotto è una struttura in conglomerato cementizio ad arcate su piloni, rivestito da paramento laterizio e ghiere di scarico in mattoni bipedali.
I piloni, di forma quadrangolare con lato di ca 1,5 m (5 piedi romani), poggiano su una fondazione di tipo rettilineo continuo in calcestruzzo gettato in cavo libero. Dello speco idraulico vero e proprio resta, a tratti, il solo fondo in malta idraulica “a cocciopesto” con l’accenno occasionale dei cordoli angolari di raccordo con le pareti verticali di contenimento, realizzate in blocchi e scaglie di tufo litoide (peperino) e quasi completamente rasate.

La demolizione dello speco, l’abbattimento di alcune arcate e la richiusura di alcune luci degli archi con murature in blocchetti di peperino, potrebbero essere interventi da ricondurre al campo fortificato realizzato durante l’ultima guerra gotica dalle milizie di Vitige (537 d.C); è noto che questi, assediando Roma, chiuse le arcate di tratti degli acquedotti Claudio e Marcio con terra e “pietra”, realizzando di fatto un fortilizio “naturale” in cui fece accampare non meno di settemila uomini, al fine di bloccare l’afflusso di rifornimenti all’Urbe dalla via Appia e dalla via Latina. Tranciando poco dopo gli acquedotti, che non furono più ripristinati, interruppe definitivamente il flusso idrico della città (Procopio di Cesarea, Guerra Gotica, Libro I, cap. XIX).
Proprio per effetto dei crolli totali di alcuni piloni e di porzioni di arcate, il monumento oggi è diviso in settori fisicamente distinti; la situazione dell’intera struttura, ad eccezione del primo tratto più orientale, già oggetto di intervento conservativo della Soprintendenza durante gli anni ’80 del secolo scorso, appariva in generale preoccupante dal punto di vista dell’integrità strutturale, con evidenti distacchi e fessurazioni delle cortine, erosione del nucleo cementizio esposto agli agenti atmosferici, soprattutto sui prospetti occidentali, dove incide in prevalenza il vento di ponente; il degrado era poi evidente anche sulle ghiere degli archi, con fratture, distacchi o mancanze dei mattoni che le costituiscono, nonché nel nucleo cementizio degli intradossi, interessato in più punti, da rilevanti lesioni profonde.

L’intervento di consolidamento iniziato nella primavera del 2015 e tutt’ora in corso, prevede dunque la messa in sicurezza del secondo tratto della costruzione, costituito da nove piloni e otto arcate.
Lo scavo preventivo al piede dei piloni ha permesso di verificare lo stato di conservazione delle porzioni interrate e di confermare la conformazione della fondazione, di tipo lineare continua di calcestruzzo priva di cassaforma, evidenziando una sola cesura strutturale tra il primo e il secondo tratto dell’acquedotto. Le indagini, condotte eseguendo alcuni approfondimenti stratigrafici mirati, hanno rimesso in luce le tracce delle attività del cantiere antico in prossimità della faccia superiore della gettata di fondazione, nonché parte del banco geologico su cui questa si addossa, ma non è stato possibile raggiungerne il piede, ben oltre il metro e mezzo di profondità.
L’intervento di restauro ha previsto la spazzolatura generale di tutta la superficie verticale per l’eliminazione dei materiali incoerenti, la ricostruzione del nucleo murario ove mancante e la sua stuccatura; la revisione e ricostituzione parziale del paramento laterizio, con stuccatura dei giunti; iniezioni con malta idraulica a ritiro controllato; reintegro delle ghiere degli archi nelle parti mancanti; ricuciture con  barre in acciaio inox nei punti di distacco delle ghiere dal nucleo retrostante; restauro degli intradossi degli archi; consolidamento dello speco idraulico e del suo rivestimento “a cocciopesto”, a garantire protezione dalle infiltrazioni d’acqua sommitali.
A restauro completato, è prevista la “modellazione” delle aree sottostanti alle arcate, con la sistemazione e la pulizia dei crolli “strutturati”, per consentire  fruizione e comprensione dell’area archeologica in piena sicurezza.