Il cantiere continuo dell’Appia, la cura del patrimonio archeologico – Il Sepolcro “a Piramide”

I numerosi monumenti che si affacciano sulla Via Appia Antica necessitano di una manutenzione continua; in particolare opere di decespugliamento, di diserbo dalle piante infestanti, di consolidamento e ricostituzione dei paramenti murari, a beneficio sia della salute dei manufatti sia della fruizione pubblica. Crolli e interri hanno reso irriconoscibili alcuni monumenti che oggi, con gli interventi della Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, stanno riacquistando la loro identità perduta.
Inoltre, il tratto tra il V e l’VIII miglio presenta in alcune zone avvallamenti e depressioni naturali della sede stradale che, in caso di forti piogge, rendono difficile lo smaltimento idraulico; si formano così grosse pozze d’acqua che neanche l’opera di sistemazione dell’Appia ad opera di Luigi Canina a metà dell’Ottocento, con macere e canali, riesce più a smaltire, recando danni ai  monumenti e disagi ai turisti.
Per cui, oltre al ripristino dell’antico sistema di smaltimento, ne sono stati progettati di nuovi, offrendo l’occasione, nell’ambito di alcuni interventi di somma urgenza, per effettuare ricerche più approfondite mirate a far luce sulla storia del monumento.

V miglio
Sepolcro cosiddetto “a piramide”

Il monumento funerario, oggi completamente spoglio dei suoi rivestimenti marmorei, si trova al V miglio, tra il complesso monumentale di S. Maria Nova e la Villa dei Quintili. Le spoliazioni lo hanno reso caratteristico per l’esiguità della base rispetto all’alzato da renderlo quasi simile ad un grosso fungo di conglomerato cementizio in scaglioni di pietra lavica.
Riprodotto a partire dal XVIII da G. Piranesi, si ergeva su un grosso dado di pietra calcarea con lato di ca 15 metri (=50 piedi), sormontato da un cono o una piramide rivestita in blocchi di marmo, di cui sono ancora evidenti le tracce: alcuni frammenti di statua colossale e di alcune sfingi testimoniano l’elevato livello della decorazione originaria.
L’attribuzione certa è ancora in fase di studio: considerata però la sua posizione all’interno della proprietà della Villa dei Quintili e a seguito del ritrovamento di una lastra oggi conservata al Museo Nazionale Romano con l’iscrizione onoraria CIL VI 1564(=41130) il collegamento alla famiglia dei due fratelli è stato spontaneo.
Non è da escludere però la possibilità di legarlo alla tomba di Quinto Cecilio Metello, fratello di Cecila Metella e zio di Tito Pomponio Attico che aveva la sua proprietà al V miglio, come riporta Cornelio Nepote (Attico, XXII).
La struttura del nucleo in conglomerato cementizio, composto da malta pozzolanica e scaglioni di pietra lavica, sprovvisto del suo rivestimento è ancor più soggetto a lesioni e distacchi che, seppur minimi, richiedono frequenti interventi di manutenzione; è stata registrata recentemente una lunga lesione verticale allo spigolo meridionale ora in fase di restauro.